Wind of change

“Devo imparare ad amare lo stupido che è in me,quello che sente troppo, rischia troppo, a volte vince e più spesso perde, manca di autocontrollo, odia e ama, ferisce ed è ferito, promette e non mantiene, ride e piange. Lui soltanto mi protegge da quel tiranno incredibilmente equilibrato e abilissimo che a sua volta alberga in me e che, se non fosse per la mia parte stupida, mi porterebbe via la vitalità, l’umiltà e la dignità.”

Theodore Rubin

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Ho come l’impressione che la mia vita soffra d’insonnia.

Si gira e si rigira, scomoda, come se dormisse in un letto che non è il suo.

Eppure credevo di averla sfamata a sufficienza di emozioni ed esperienze, così che potesse dormire sonni tranquilli. L’ho portata sotto il cielo del Maasai Mara, l’ho fatta nuotare nel mar dei Caraibi, camminare nel deserto e resa testimone delle cose più belle che la terra abbia generato.

Tuttavia lei, perennemente insofferente, continua ad agitarsi come volesse sfilarsi un maglione di lana che punge sulla pelle.

Mi sembra quasi di vederla, tesa ad annusare gli odori portati dal vento come un Setter al guinzaglio.

Tira forte ed io faccio sempre più fatica a trattenerla al mio fianco.

Se lascio il guinzaglio potrei perderla, potrei perdermi. Oppure potrei lasciarla andare e correre insieme a lei, fidarmi delle suo istinto e seguirla fino a dove vorrà portarmi.

In fondo, mi chiedo, cos’è la serenità senza l’appagamento ? Qual’è il valore aggiunto della sicurezza se poi non puoi più correre?
Se irretisci la vita, la vita irretisce te. E’ inevitabile.

Potrei continuare a vivere nella vacua percezione che tutto ciò che ho fatto è giusto ed assennato e che a quarant’anni suonati, con la situazione politico/economica attuale c’è poco da parlar di sogni e deviazioni.

Invece no. E l’aria fredda e pungente di questa notte mi ricorda quanto sia giusto sentirsi vivi, forti, capaci di cambiare strada dando una pedata ai piani razional-previdenziali. Tanto, una pensione io non ce l’avrò mai. Ma la mia vita no, non voglio perdermela.

Ho lottato, ho vinto, ho ottenuto. Basta, non ho più nulla da prendere qui, in questo conglomerato di eremiti che è Milano.

Sarebbe bello potermi confrontare con un compagno che mi dicesse “si, andiamo” oppure “no, sei tutta matta”; né i pochi amici rimasti potrebbero aiutarmi, dato che le uniche occasioni in cui ci vediamo devono essere sempre pianificate settimane prima sull’agenda di uno smartphone. Che assurdità, che povertà di comunicazione, cosa siamo diventati…

Allora faccio come mi pare, perché per le cose vere non si aspetta nessuno.

E tu, piccolo amore mio, meraviglioso ed innocente essere al di fuori di queste deliranti dinamiche umane, tu che hai davvero lottato con ogni fibra del tuo corpo per la tua vita, sei già arrivata sul ponte dell’arcobaleno?

Manchi tanto, piccola guerriera. Proprio tanto.

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